La Musica di Vincent Laubeuf

Come definiresti la tua musica? (Teorie, influenze, obiettivi).

Sono un compositore che ama avvicinarsi alla molteplicità dei generi e delle espressioni. Così approvo tanto la musica acusmatica, quanto la musica mista o strumentale, la creazione radiofonica e l’installazione sonora, la concezione dello spettacolo dal vivo e l’improvvisazione electroacustica. Questa molteplicità è unita dallo stesso progetto artistico. Questo progetto è quindi affrontato da diversi punti di vista, da diversi tipi di percezione: tutte queste discipline lavorano sul suono, la loro relazione con il pubblico propone diverse percezioni (presenza temporale, scenica o no ecc.)

Le mie influenze a livello musicale, sono abbastanza ampie come ad esempio la musica medievale (più antica, migliore è), musica extra-europea (in particolare il Giappone, con il gagaku, musica rituale). Riguardo la musica acusmatica sono ispirato da Denis Dufour per il suo rigore compositivo (è stato il mio insegnante), Pierre Henry, per la qualità del suo suono crudo e intero e in particolare da Luc Ferrari, che in qualche modo ha liberato la musica dando potenza All’aneddotico sonoro (pur mantenendo una distanza di sicurezza su ciò che la musica è.)

Ma le influenze non sono solo musicali: la filosofia (per esempio Clément Rosset e il suo approccio alla realtà e la fortuità), la letteratura (per esempio, con lo scrittore giapponese Yoshimura, le sue atmosfere precise e strane), il cinema (Kobayashi, ancora un giapponese).

Il mio obiettivo, il mio progetto artistico, è diretto sempre più verso una musica di osservazione; Attenzione al suono, al silenzio. Un suono non necessariamente bello, non cerco l’edonismo, non è il soggetto, ma un suono la cui intrinseca ricchezza, le relazioni che si intrecciano insieme come energia, una tensione, vedono anche una forma di drammaturgia.

Quali sono le tue origini musicali e come hai realizzato la tua musicalità?

Vengo dalla musica classica, ho fatto molti anni di violino (fino all’età di 20 anni) prima di dedicarmi completamente alla composizione. La scelta della creazione piuttosto che la riproduzione (per quanto possa essere lodata).

Il fatto di provenire dalla musica classica mi ha insegnato il rigore del lavoro compositivo: struttura, forma, dettagli (questo non è l’unico modo per rendere la musica riuscita, ma mi si adatta bene).

In generale, prima di comporre, prendo appunti, idee, in modo testuale. A seconda del tema, leggo, guardo, film, mostre, cammino (molto). Una volta fatto questo, cerco di raccogliere i suoni (fuori, in studio, la mia cucina …) o lavorare direttamente con i banchi di suoni che già possiedo. La prima fase della composizione stessa, la voglio veloce, vedo estremamente veloce, lancio i suoni come fare uno schizzo. Una volta fatto questo schizzo, lo lucido, orchestro i suoni, “suono” la musica per dare l’impressione che esiste già un’interpretazione: questo passo richiede un’enorme quantità di tempo, al fine di avere una forma sia coerente che viva, provata.

Presentaci il tuo nuovo lavoro …

Il mio ultimo lavoro è chiamato «Torii, la porte du moi». «Torii, la porta del mese», è una creazione radio creata con il compositore Paul Ramage e il regista Nathalie Salles per la diffusione radiofonica su Creation On Air of France Culture ( Una radio pubblica francese) nel febbraio 2017.

Abbiamo fatto un doppio viaggio Giappone, abbiamo condiviso ogni parte
1. Paul Ramage, Tokyo: The Infinite City (Image, Language)
2. Paul Ramage, Osaka: The New World (interiority, intimacy)
3. Paul Ramage, Kyoto: towards the center of a world (speech does not exist)
4. Paul Ramage, Tokyo: Downtown, empty center
Transition: Vincent Laubeuf, A tour to Kushiro (hokkaïdo)
5. Vincent Laubeuf, Tokyo: a changing world
6. Vincent Laubeuf, Osaka: The Japanese are not all in costume!
7. Vincent Laubeuf, Kyoto: Ceremonies everywhere!
8. Vincent Laubeuf, Hiroshima: Catastrophes … Miyajima: Suspended …

Il viaggio si svolge sulle orme della persona che la vive, ma può anche essere letto come un taccuino, in modo frammentato secondo associazioni, altalene e riccioli. Questi obbediscono agli ospiti veri e immaginari, interni decodificati, aperti in costellazioni di colori e percezioni.
Nel ritorno da un tour di concerto che abbiamo fatto in Giappone a febbraio e marzo 2016, Paul Ramage e io abbiamo voluto condividere un quaderno a due lati, come un libro che viene letto in entrambi i modi e che avrebbe fatto vedere o sentire due percezioni della stessa traiettoria.

Questo notebook è una rappresentazione profonda dell’esperienza singolare e dell’interiorità di noi.
In questi due momenti, fianco a fianco, i paesaggi sonori registrati sul posto, musica
elettroacustica più astratta e le testimonianze di due donne giapponesi che hanno condiviso questo viaggio:
– i paesaggi sonori sono ricostruiti per assemblaggio e per missaggio per rendere, in modo esacerbato, le sensazioni percepite sul posto;
– La musica elettroacustica a volte rappresenta l’interiorità del viaggiatore, a volte diventa un gesto musicale, cristallizzando le emozioni;
– Yumi Fujitani e Kumi Iwase, che da lungo tempo hanno vissuto a Parigi, ci parlano del loro paese d’origine, evocano ricordi, immagini e, con la distanza, le loro percezioni sull’evoluzione della società giapponese …
Per ascoltare questo lavoro:

https://www.franceculture.fr/emissions/creation-air/torii-la-porte-du-moi